1. IL CARCINOMA SQUAMOSO FELINO DEL "PLANUM NASALE"

2. UN CASO DI LINFOMA MEDIASTINICO ASSOCIATO AD IPERCALCEMIA MALIGNA IN UNA CANE


 

IL CARCINOMA SQUAMOSO FELINO DEL “PLANUM” NASALE

 

Fabio Valentini, Med. Vet.

f.valentini@oncovet.it

 

Di frequente riscontro in gatti a pelo completamente o parzialmente bianco, tale tumore si sviluppa principalmente sul piano nasale, sui padiglioni auricolari e sulla rima palpebrale. L’esposizione ai raggi solari (UV) ne rappresenta un fattore causale ormai riconosciuto. Il “gold standard” terapeutico è chirurgico ad ampi margini. Altre opzioni: crioterapia, terapia fotodinamica, chemioterapia, radioterapia.

 


Nel gatto, il carcinoma squamo-cellulare (CSC) rappresenta una delle neoplasie cutanee più comuni (15% dei tumori cutanei del gatto). Si tratta di un tumore maligno delle cellule dell’epitelio squamoso; è localmente invasivo ma poco prono a dare metastasi a distanza. L’eziologia è multifattoriale ma le radiazioni ultraviolette (UV) svolgono, di certo, un ruolo chiave a causa della loro capacità di danneggiare il DNA ed, in particolare, il gene p53, fondamentale nei processi di controllo e riparazione degli acidi nucleici. I soggetti maggiormente colpiti sono quelli a mantello bianco (rischio 5 volte maggiore rispetto agli altri gatti) e le lesioni si sviluppano principalmente in zone depigmentate e più esposte ai raggi ultravioletti come il planum nasale (sede colpita più frequentemente), le palpebre ed i padiglioni auricolari. Nel gatto il CSC si presenta sotto due forme cliniche principali: ulcerativa (più comune) e proliferativa. Vi sono diverse possibilità terapeutiche nel trattamento del CSC del planum nasale nel gatto come la chirurgia, la crio-chirurgia, la terapia fotodinamica, la radioterapia, la chemioterapia sistemica ed intra-lesionale e, anche se non supportato da una robusta letteratura, l’utilizzo dei retinoidi.

 

DSC01755

 

 

Caso clinico:

Lessa, gatto femmina tricolore sterilizzata di 10 anni viene portata a visita per la presenza di una piccola lesione puntiforme, ulcerata sulla superficie del tartufo (foto 1); viene fatta una visita clinica completa e, con tecnica di scarificazione, viene prelevato del materiale dalla lesione nasale da sottoporre ad esame citologico. il campione risulta adeguato ed evidenzia delle cellule dell’epitelio squamoso con marcate atipie citoplasmatiche e nucleari; è presente pleomorfismo, anisocitosi, anisocariosi, basofilia citoplasmatica con vacuolizzazioni, aumento del rapporto N/C, asincronia maturativa tra nucleo e citoplasma, nucleoli evidenti e multipli. Il campione è altamente suggestivo di una forma carcinomatosa a carico dell'epitelio squamo-cellulare (foto 2).

 

DSC02869

 

Si procede con la “stadiazione” della patologia che esita in uno stadio T1, lesione neoplastica < 2 cm senza coinvolgimento linfonodale e senza evidenza di metastasi. L’opzione con il tasso maggiore di successo è l’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione a 360 gradi dell’intero tartufo e dei turbinati sottostanti (foto 3). Altre possibilità terapeutiche offerte in caso di rifiuto dell’intervento sono la chemioterapia sistemica e/o intralesionale e la crioterapia. Ottenuto il consenso dal proprietario è stato eseguito l’intervento. Questo tipo di interventi spesso sono mal visti dai proprietari che ritengono non etico un gesto chirurgico di questo tipo nei confronti del proprio animale. In realtà si ottiene, sia da un punto di vista funzionale che estetico, un risultato ottimo e spesso curativo. Nel tempo il proprietario si rende conto di aver preso la decisione più giusta.

 

DSC01764

 

Nel successivo post-operatorio il gatto deve portare il collare “Elisabetta” donde evitare autotraumatismi; saranno frequenti starnuti, piccole perdite di sangue dalla ferita e formazione di croste che periodicamente dovranno essere tolte per permettere al gatto di respirare. Il chirurgo dovrà controllare l’andamento della ferita dopo 4-5 giorni dall’intervento (foto 4) e poi successivamente fino alla guarigione completa (foto 5 e 6). Solo a questo punto sarà possibile rimuovere il collare elisabettiano.

 

DSC01773

 

Nel frattempo il “pezzo” asportato viene inviato al laboratorio di istopatologia per l’esame istologico che non deve essere mai trascurato od omesso. L’esame istologico, oltre che confermare o meno la diagnosi citologica, permette di caratterizzare in termini di “differenziazione” il tipo di neoplasia e, tramite la valutazione dei margini, permette di capire se la noxa è stata asportata completamente o se è ancora presente malattia residua nelle sedi viciniore all’exeresi chirurgica.

 

DSC02070

 

Dopo circa due mesi dall’intervento la ferita è completamente cicatrizzata, il gatto respira bene e conduce una vita assolutamente normale; anche l’aspetto estetico è notevolmente migliorato.

Si eseguono dei controlli di follow-up ogni 3 mesi per il primo anno e poi dopo ogni 6 mesi per gli anni successivi. Lessa, grazie alla tempestività della proprietaria, ha superato una grave malattia che, se trascurata, può portare a gravi conseguenze senza nessuna possibilità di salvezza.

 

DSC02074

 

Sono due i consigli che emergono da questo caso clinico presentato:

Evitare, in primis, che il vostro gatto, soprattutto se è bianco o chiaro, si esponga ai raggi solari specie le prime ore del pomeriggio.

Secondo, portare subito il gatto a visita in caso compaiano lesioni ulcerativo-crostose in zone ritenute “a rischio” come il piano nasale, le rime palpebrali e i margini del padiglione auricolare.

Le possibilità di cura sono strettamente correlate all’estensione del tumore; tanto più piccola è lesione neoplastica, tanto maggiori saranno le possibilità di eradicare in modo definitivo la malattia. Se il tumore viene trascurato oppure viene fatta una diagnosi errata, in breve tempo si arriverà ad una situazione come quella esposta nella foto seguente (foto 7). A questo stadio nessuna cura sarà più possibile e le scadenti condizioni di vita dell’animale porteranno medici e proprietari alla decisione più sofferta, l’eutanasia.

 

DSC00757

 

 


 

“UN CASO DI LINFOMA MEDIASTINICO ASSOCIATO AD IPERCALCEMIA MALIGNA IN UN CANE”

 

Fabio Valentini, Med. Vet., M.S.

 

 


 

INTRODUZIONE

Il linfoma rappresenta un vasto gruppo di malattie neoplastiche dei linfociti. Le cellule neoplastiche vanno incontro ad espansione clonale e mantengono caratteri morfologici ed immunofenotipici distintivi. Tra i tumori maligni, è uno dei più comuni nel cane e, sempre in questa specie, è la neoplasia emopoietica più rappresentativa (83%). Vengono colpiti principalmente cani di mezza età (6-9 anni) e tra le razze predisposte vi sono: boxer, scottish terrier, bassethound, airedale, chow-chow, pastore tedesco, barboncino, San Bernardo, bulldog, beagle e golden retriever.

La localizzazione anatomica più comune è quella multicentrica (84%), seguita da quella alimentare (7%), extranodale (< 7%) e mediastinica (< 2%). La forma mediastinica coinvolge i linfonodi mediastinici craniali e/o il timo. Segni clinici associati a questa forma sono: dispnea, tosse, rigurgito, intolleranza all’esercizio e disfagia. La compressione della vena cava può determinare edema cervicale e facciale. Circa il 40% dei cani con linfoma mediastinico presentano ipercalcemia maligna paraneoplastica. Di solito, il linfoma mediastinico è associato ad un fenotipo T cellulare.

 

DSCN0020

 

CASO CLINICO

Segnalamento: Zak, cane da pastore tedesco maschio di 5 anni.

Anamnesi: debolezza, tremori improvvisi da un paio di giorni, facile affaticabilità, perdita di peso e di appetito, poliuria/polidipsia da circa due settimane. 

Esame fisico: astenia, debolezza, atrofia del treno posteriore e spasmi improvvisi. Emato-biochimica: ipercalcemia con valori di 18,0 mg/dl (8,0-12,0 mg/dl) ed ipercreatininemia.  Esame delle urine: peso specifico ipostenurico. Imaging: evidenza di una massa di grandi dimensioni nel mediastino craniale con dislocazione dorsale della trachea.

 

DSCN0017

                          

Si procede ad eseguire una biopsia ad ago sottile eco-guidata per successivi esami citologici. Il campione è rappresentativo e suggestivo di linfoma.  Viene improntata immediatamente una terapia per stabilizzare l’ipercalcemia a base di fluidoterapia (NaCl 0,9%) per via endovenosa in quantità pari a 40 ml/kg/die ed iniziato un protocollo chemioterapico multifarmacologico (COPLA) comprensivo di una fase di induzione e di una di  mantenimento. Dopo circa dieci giorni vengono ripetuti gli esami del sangue che evidenziano un rientro di tutti i valori precedentemente alterati  negli intervalli di riferimento. L’esame radiografico mostra una remissione totale della massa mediastinica e le condizioni cliniche dell’animale migliorano rapidamente.

 

DSC03469

 

DSCN0015

 

 

La prima recidiva si ha a due anni dalla diagnosi ed il cane viene reinserito sotto regime chemioterapico, si decide di cambiare protocollo e viene utilizzato il MOPP a base di mecloretamina, vincristina, prednisone e procarbazina. L’animale ottiene una remissione totale ma di breve durata (2 mesi) andando incontro ad una seconda recidiva.  Causa mancata risposta a trattamenti successivi, i proprietari hanno acconsentito all’eutanasia.

DISCUSSIONE

L’approccio terapeutico al paziente affetto da linfoma viene determinato sulla base dello stadio e del sottostadio della malattia, presenza di sindromi paraneoplastiche e possibilità economiche dei proprietari. Senza trattamento la maggior parte dei cani muore entro 4-6 settimane dalla diagnosi.

Il linfoma è una neoplasia molto responsiva alla chemioterapia e circa il 60%-90% dei cani ottengono una remissione completa con un tempo di sopravvivenza mediano di 9-12 mesi. Il caso clinico presentato può essere considerato un successo poiché il cane partiva già con dei fattori prognostici negativi (crisi ipercalcemica e sintomatologia clinica) ma, nonostante ciò, è vissuto due anni e cinque mesi dalla diagnosi.

 

 

 
   
 

 

 

 

  Site Map